Katia Ruggiero e il ritorno del Carnevalino d’Oro: la tradizione che rinasce
C’è un fermento che si avverte nell’aria, nei laboratori sartoriali della città come nelle case, dove ago e filo lavorano senza sosta per completare i costumi carnevaleschi in vista di giovedì prossimo, 12 febbraio, data che segnerà l’avvio della 139ª edizione del Carnevale. Un’attesa che cresce giorno dopo giorno e che quest’anno si arricchisce di un ritorno carico di significato: quello del Carnevalino d’Oro, manifestazione interamente dedicata ai bambini e fortemente voluta dalla Pro Loco, che ne ha affidato la conduzione a Katia Ruggiero. Un nome che non è nuovo alla kermesse: già protagonista nell’edizione 2019, Katia torna oggi con un ruolo centrale, nel segno della continuità e della memoria. Come riportato dal calendario ufficiale, lo spettacolo andrà in scena domenica mattina sul palco centrale di piazza dei Giudici. Ma la storia del Carnevalino d’Oro affonda le sue radici molto più lontano, in un’epoca in cui il Carnevale non era soltanto festa, bensì rito collettivo, identità condivisa. Negli anni Settanta e Ottanta, quando il Teatro Ricciardi si accendeva nelle fredde sere d’inverno e il brusio del pubblico precedeva l’apertura del sipario, il Carnevalino d’Oro era un appuntamento atteso con trepidazione. Le famiglie arrivavano in anticipo, i bambini stringevano tra le mani spartiti stropicciati e sogni troppo grandi per le loro tasche, mentre dietro le quinte si mescolavano l’odore del legno del palco, delle stoffe di scena e del trucco appena steso. Sotto la regia attenta di Franco Fierro e le conduzioni coinvolgenti di Pompeo Pelagalli, quel piccolo grande spettacolo assumeva i contorni della magia. Le luci si accendevano lentamente, le prime note rompevano il silenzio e, per qualche ora, il Carnevale smetteva di essere strada per trasformarsi in racconto, musica, emozione pura. Non era un semplice evento collaterale: era il cuore giovane e pulsante della manifestazione.Il Carnevalino d’Oro superò presto i confini cittadini, conquistando una dimensione nazionale. Divenne un autentico trampolino di lancio per canzoni dedicate ai ragazzi, brani nati quasi sempre dall’estro di musicisti e parolieri capuani, capaci di tradurre in musica l’anima popolare del territorio. Melodie semplici e sincere, destinate a restare nella memoria, fischiettate per strada e cantate in casa, colonna sonora di un’epoca. Oggi, quel filo della memoria viene idealmente riannodato grazie a Katia Ruggiero, figura profondamente legata al Carnevale e custode di una tradizione che si tramanda nel tempo. Conosciuta per le sue doti sartoriali, Katia gestisce un laboratorio artigianale in via Roma, ma il suo legame con il Carnevale nasce molto prima, quando era bambina. Papà Vincenzo e mamma Assunta la vestivano ogni anno con abiti importanti, curati nei minimi dettagli, trasformandola in una piccola protagonista della festa. Tra i ricordi più teneri, una fotografia che la ritrae accanto a Pompeo Pelagalli: uno scatto che racchiude il senso di un’epoca e di un legame profondo con la tradizione cittadina. In queste ore che precedono l’inizio della kermesse, il laboratorio di Katia Ruggiero è diventato uno dei luoghi simbolo del Carnevale che rinasce. Qui si incrociano voci, aspettative e sorrisi di famiglie alle prese con la scelta dei costumi per i propri bambini. È un punto di riferimento soprattutto per il ritiro dei lavori commissionati attraverso i gruppi scolastici di Capua, realizzati artigianalmente sulla base delle creazioni artistiche ideate dalla docente Antonella Prezioso. Attorno a questo progetto ruota un gruppo coeso che vede coinvolti studenti, insegnanti – tra cui Antonella Pozzuoli e Laura Cafaro – e i dirigenti scolastici. I nomi di tutti i protagonisti emergeranno nel corso delle varie presentazioni in piazza dei Giudici. Di certo, non mancheranno novità coreografiche capaci di sorprendere il pubblico durante la grande parata.
Intanto, all’interno del laboratorio si lavora senza sosta per rispettare i tempi e consegnare i costumi prima dell’apertura ufficiale del Carnevale. Tra le richieste dei piccoli protagonisti e l’impazienza dei genitori, non mancano momenti di confronto, sorrisi e condivisione. Perché il Carnevale, prima ancora che spettacolo, è comunità.
A coordinare il lavoro è Katia, che dirige con passione e competenza, affiancata da Erika Celato, Ernesto Caputo, papà Enzo e mamma Assunta. Il laboratorio ha iniziato a dedicarsi ai costumi carnevaleschi già dall’inizio di ottobre, seguendo non solo i plessi scolastici ma anche altri gruppi mascherati del territorio. Un lavoro paziente e silenzioso che, punto dopo punto, continua a cucire il presente al passato, restituendo al Carnevale la sua anima più autentica.C’è un fermento che si avverte nell’aria, nei laboratori sartoriali della città come nelle case, dove ago e filo lavorano senza sosta per completare i costumi carnevaleschi in vista di giovedì prossimo, 12 febbraio, data che segnerà l’avvio della 139ª edizione del Carnevale. Un’attesa che cresce giorno dopo giorno e che quest’anno si arricchisce di un ritorno carico di significato: quello del Carnevalino d’Oro, manifestazione interamente dedicata ai bambini e fortemente voluta dalla Pro Loco, che ne ha affidato la conduzione a Katia Ruggiero. Un nome che non è nuovo alla kermesse: già protagonista nell’edizione 2019, Katia torna oggi con un ruolo centrale, nel segno della continuità e della memoria. Come riportato dal calendario ufficiale, lo spettacolo andrà in scena domenica mattina sul palco centrale di piazza dei Giudici. Ma la storia del Carnevalino d’Oro affonda le sue radici molto più lontano, in un’epoca in cui il Carnevale non era soltanto festa, bensì rito collettivo, identità condivisa. Negli anni Settanta e Ottanta, quando il Teatro Ricciardi si accendeva nelle fredde sere d’inverno e il brusio del pubblico precedeva l’apertura del sipario, il Carnevalino d’Oro era un appuntamento atteso con trepidazione. Le famiglie arrivavano in anticipo, i bambini stringevano tra le mani spartiti stropicciati e sogni troppo grandi per le loro tasche, mentre dietro le quinte si mescolavano l’odore del legno del palco, delle stoffe di scena e del trucco appena steso. Sotto la regia attenta di Franco Fierro e le conduzioni coinvolgenti di Pompeo Pelagalli, quel piccolo grande spettacolo assumeva i contorni della magia. Le luci si accendevano lentamente, le prime note rompevano il silenzio e, per qualche ora, il Carnevale smetteva di essere strada per trasformarsi in racconto, musica, emozione pura. Non era un semplice evento collaterale: era il cuore giovane e pulsante della manifestazione.
Il Carnevalino d’Oro superò presto i confini cittadini, conquistando una dimensione nazionale. Divenne un autentico trampolino di lancio per canzoni dedicate ai ragazzi, brani nati quasi sempre dall’estro di musicisti e parolieri capuani, capaci di tradurre in musica l’anima popolare del territorio. Melodie semplici e sincere, destinate a restare nella memoria, fischiettate per strada e cantate in casa, colonna sonora di un’epoca. Oggi, quel filo della memoria viene idealmente riannodato grazie a Katia Ruggiero, figura profondamente legata al Carnevale e custode di una tradizione che si tramanda nel tempo. Conosciuta per le sue doti sartoriali, Katia gestisce un laboratorio artigianale in via Roma, ma il suo legame con il Carnevale nasce molto prima, quando era bambina. Papà Vincenzo e mamma Assunta la vestivano ogni anno con abiti importanti, curati nei minimi dettagli, trasformandola in una piccola protagonista della festa. Tra i ricordi più teneri, una fotografia che la ritrae accanto a Pompeo Pelagalli: uno scatto che racchiude il senso di un’epoca e di un legame profondo con la tradizione cittadina. In queste ore che precedono l’inizio della kermesse, il laboratorio di Katia Ruggiero è diventato uno dei luoghi simbolo del Carnevale che rinasce. Qui si incrociano voci, aspettative e sorrisi di famiglie alle prese con la scelta dei costumi per i propri bambini. È un punto di riferimento soprattutto per il ritiro dei lavori commissionati attraverso i gruppi scolastici di Capua, realizzati artigianalmente sulla base delle creazioni artistiche ideate, per esempio, dalla docente Antonella Prezioso per l’istituto comprensivo Pier delle Vigne, sostenuta tra l’altro da Maddalena Leonelli in rappresentanza dei genitori degli alunni, una sorta di apertura alla collaborazione estesa ulteriormente delle famiglie. Insomma, attorno a questo progetto ruota un gruppo coeso che vede coinvolti studenti, insegnanti – tra cui Antonella Pozzuoli, nominata dalla Pro Loco coordinatrice nei rapporti con gli istituti scolastici. Poi, tanti insegnanti impegnati nelle varie fasi strutturali dei gruppi, tra cui Laura Cafaro e Anna Chiappini per il Liceo Garofano, Mena Ragozzino, Giovanna D’Abrosca e Immacolata Comune per l’I.C.Fieramosca Martucci, Giuliana Sferragatta per l’I.T. “G.C.Falco”, Carla Pezzulo per l’ISIS “Federico II”, Daniela De Rosa e Paola Pesce per il Liceo “S.Pizzi”– e i dirigenti scolastici. I nomi di tutti i protagonisti emergeranno nel corso delle varie presentazioni in piazza dei Giudici. Di certo, non mancheranno novità coreografiche capaci di sorprendere il pubblico durante la grande parata.
Intanto, all’interno del laboratorio si lavora senza sosta per rispettare i tempi e consegnare i costumi prima dell’apertura ufficiale del Carnevale. Tra le richieste dei piccoli protagonisti e l’impazienza dei genitori, non mancano momenti di confronto, sorrisi e condivisione. Perché il Carnevale, prima ancora che spettacolo, è comunità.
A coordinare il lavoro è Katia, che dirige con passione e competenza, affiancata da Erika Celato, Ernesto Caputo, papà Enzo e mamma Assunta. Il laboratorio ha iniziato a dedicarsi ai costumi carnevaleschi già dall’inizio di ottobre, seguendo non solo i plessi scolastici ma anche altri gruppi mascherati del territorio. Un lavoro paziente e silenzioso che, punto dopo punto, continua a cucire il presente al passato, restituendo al Carnevale la sua anima più autentica.
